BrodoStudio racconta Udinì (Pt.1)
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BrodoStudio racconta Udinì (Pt.1/2)

Irene Beltrame, Cristiano Perricone e Corrado Roccazzella raccontano Udinì. Una breve intervista a se stessi.

Siamo ormai a ridosso della fine della prima stagione di Udinì, il fervore e le ansie della produzione hanno lasciato spazio ad una leggera malinconia, del resto la musica e il video fanno parte del nostro DNA e star lontano dalle scene è sempre un dispiacere. Ma di cosa stiamo parlando? Chi ha seguito le anteprime di Udinì si sarà fatto un’idea anche se spesso più di qualcuno ci chiede cosa sia esattamente questo Udinì Live Experience. Di seguito proveremo a rispondere ad alcune delle domande più frequenti che abbiamo raccolto nei vari social.

Perchè nasce il format?

Corrado: A caldo mi viene da rispondere “la passione!”. So che può suonare banale ma la passione per la musica credo che sia il primo stimolo che abbia portato il team a inseguire Udinì. Io ho raggiunto i ragazzi di Brodo Studio quando gli episodi pilota erano già stati diffusi ma so per certo che il desiderio di ascoltare musica diversa, indi e in qualche modo meno trasmessa rispetto ad altre era grande. Credo che tra me, Irene e Cristiano sia proprio Cristiano ad essere veramente sul pezzo quando si parla di musica… spaziando tra generi ed artisti è in grado di disegnare e programmare palinsesti molto interessanti e di combinare artisti già “navigati” con gli emergenti in modo perfetto.

Degli artisti ci piacciono principalmente i progetti musicali ed è proprio questo a guidare le nostre scelte, ancor di più dei numeri che riescono a fare sul web (YT, FB, IG, Spotify, ecc.).

Un secondo motivo è sicuramente la qualità del prodotto finito. Nella fase di analisi e studio del format ci siamo resi conto che sul web si trovano un’infinità di contenuti dedicati alla musica nei quali però la qualità audio e video non rendono veramente giustizia alle performance. Sicuramente ne abbiamo trovati di molto belli, soprattutto da un punto di vista qualitativo, ma perlopiù si tratta di videoclip o live realizzati in studio… una cosa diversa insomma.

Con Udinì abbiamo deciso invece di sfruttare le competenze del team (e di consolidati collaboratori) per portare sul web contenuti di altissimo valore: cura maniacale per la regia, un sound perfetto e praticamente adatto per le incisioni, immagini di altissima qualità, grafiche personalizzate per gli artisti e location insolite.

In ultimo anche lo studio della location non è banale e scontato. Per questo aspetto entra in gioco un elemento fondamentale del format: il ruolo del brand (commerciale o istituzionale) che diventa interamente parte della produzione ospitando gli artisti presso i propri locali e ambienti di lavoro. Ed è proprio questo che ci ha spinto a realizzare Udinì: la sfida di avvicinare il mondo dell’arte e della musica a realtà principalmente commerciali, chiedendo a quest’ultime di rimanere dietro le quinte per lasciar spazio alle performance.

A quali aziende si rivolge Udinì?

Corrado: Udinì è un format molto versatile e quindi non si rivolge a particolari tipi di aziende ma potenzialmente a tutte. Con questo progetto abbiamo tentato di creare un prodotto che potesse essere: da un lato un contenuto 100% culturale da poter veicolare sui diversi canali; dall’altro uno strumento di content marketing a tutti gli effetti.

In questo periodo storico, nel quale l’ossessione principale delle aziende è quella di distinguersi nel mercato proponendo contenuti, stimoli sempre nuovi, storytelling, ecc. ci è sembrato naturale proporre a questo mondo un mondo invece più affamato e desideroso di tornare a brillare, quello della musica live, che soprattutto nella fase di pandemia, ha rischiato di sparire per sempre.

Udinì propone quindi ai brand (aziende, istituzioni, musei, associazioni, ecc.) la possibilità di diventare veicolo di contenuti culturali musicali, colmando il loro gap comunicativo con iniziative belle e di qualità… potenzialmente immortali.

Che l’episodio venga sfruttato per lanciare una promozione per i propri clienti, far conoscere un nuovo prodotto o una nuova iniziativa, regalare ai propri dipendenti un momento di condivisione divertente, riunire i propri fornitori per consolidare la relazione commerciale, parlare di tematiche sensibili o semplicemente per supportare gli artisti del mondo della musica e dello spettacolo. La scelta dipende dal brand singolo ma il risultato è comune per tutti: si regala al pubblico un bel contenuto che diventa spunto di coinvolgimento, confronto, racconto, fatto però, con grande stile.

Come avete progettato la regia?

Cristiano: Non vedevo l’ora di rispondere a questa domanda, iniziava a farmi male il braccio. In primo luogo abbiamo dovuto fare i conti con il tipo di produzione, cercando di disegnare solo cose effettivamente possibili da realizzare. Detto ciò abbiamo fatto esattamente il contrario. La verità è che abbiamo immaginato da subito una regia muscolare, volevamo volare letteralmente sopra il palco ed essere fisicamente sulla scena, anzi dentro la scena. Lo spettacolo di Udinì è un live a tutti gli effetti, la componente dello studio e del set non deve ingannare, quello che accade sul palco avviene in tempo reale e bisogna in ogni caso essere presenti e puntuali su ogni attacco, su ogni cambio cercando di non perdere un’espressione.

Le produzioni che realizzano programmi e format simili, anche ben più note come il KEXP, Cercle e Tiny Desk sono spesso orientate ad uno stile di regia soft, poche camere e spesso statiche, il tutto si concentra sulla performance. Dal mio punto di vista lo spettacolo televisivo, e i format online, devono tener conto del mezzo video che non può ridursi a una sola tecnologia di trasmissione del segnale. Lo dico con orgoglio, abbiamo una grande tradizione dello show televisivo e un’enorme eredità da cui poter attingere, quando penso a programmi come Studio Uno ancora mi emoziono! Quindi le camere, le inquadrature, i movimenti, gli stacchi sono parte della grammatica dello spettacolo, sono parte di esso!

Poi c’è l’aspetto della fisicità e della presenza dell’operatore video sul palco, ci abbiamo riflettuto parecchio e in qualche misura crediamo che possa e debba coesistere con lo show, un approccio alla Pennebaker, dove si cerca di non intralciare l’esecuzione dell’artista, non si interagisce con lui se non con la misura dell’inquadratura, si instaura un rapporto tra l’artista e l’ottica e basta e se si viene inquadrati non fa nulla, si stacca. Poi c’è l’aspetto estetico e la bellezza della camera a spalla, la rapidità e la libertà di movimento, di scelta, rimane ancora una prerogativa insostituibile.

Perchè avete usato il color oro?

Cristiano: L’immaginario che Udinì porta con se è ricco di suggestioni dell’inizio del 900, magia e illusione si fondono con lo stile liberty e art nouveau dove le decorazioni dorate la facevano spesso da padrone. Dal punto di vista della scenografia volevamo qualcosa che rendesse il format riconoscibile a colpo d’occhio, una nota caratteristica.

La difficoltà stava nel trovare qualcosa che potesse innestarsi e adattarsi in modo organico in diversi ambienti, Udinì per definizione appare in luoghi molto diversi, dalla fabbrica in cemento al colonnato settecentesco, dal museo di arte contemporanea allo store in centro a Milano.

Quando due anni fa, per il pilota di Udinì, abbiamo iniziato ad usare questo materiale ci siamo subito resi conto delle sue grandi potenzialità. Ha davvero molteplici applicazioni e non le abbiamo ancora esplorate tutte. Può essere steso, può avvolgere delle superfici ed essere modellato come una scultura, può essere montato su un telaio, può riflettere e colorare la luce. Inoltre lo usiamo più volte e da stropicciato è anche più interessante, fa anche molto rumore per la gioia dei fonici ma questa è un’altra storia.

Cosa sono le grafiche rotanti?

Irene: Bè sono chiaramente dei fenachistoscopi… chi non li conosce! 

Scherzi a parte sono delle grafiche animate attraverso la tecnica dello stop motion (chiamata anche “passo uno” o “frame by frame”), una tecnica di ripresa cinematografica e di animazione vecchia di un secolo e mezzo. 

Piccolo flashback: questo progetto nasce da tanti stimoli, due fra tutti la passione per la musica e la voglia di evasione, fisica e mentale, data da un periodo complesso come quello del lockdown 2020. Il nome “Udinì” è stato partorito da un semplice connubio: Udine (luogo nel quale siamo basati) e Houdini (noto prestigiatore ed escapologo di inizio ‘900). Siccome ci divertiamo con i giochi di parole (c’è chi la considera una malattia infettiva), lo abbiamo subito sentito nostro e da lì siamo partiti a costruire un immaginario tutto nostro. 

In primis nacque il logo che rappresenta un occhio e il buco di una serratura: il primo per raccontare quanto sia importante per noi l’aspetto estetico e la cura delle immagini, mentre il secondo per simboleggiare quella voglia di evadere, anche se solo con i sensi, attraverso la musica, grazie a Udinì. Fatta questa premessa (e scusate, il dono della sintesi non mi è stato concesso), in fase di sviluppo dell’immagine coordinata, cercando spunti per costruire il mondo Udinì, ci siamo spinti ai primordi dell’animazione, ovvero al cosiddetto precinema e ci siamo imbattuti in questi affascinanti oggetti.

Il fenachistoscopio è di fatto un antico strumento ottico (inventato nel 1832 da Joseph Plateau), che consente di visualizzare le immagini disposte su di un supporto circolare e, grazie alla rotazione, percepirle in movimento. Lasciandomi trascinare dalla fascinazione per queste invenzioni e dallo stupore che una meccanica apparentemente così semplice e “antiquata” può ancora suscitare, le ho studiate, fatto mio il funzionamento e riadattate al mezzo tecnologico (quel maledetto schermo luminoso dal quale ormai è difficile prescindere). Il primo fenachistoscopio per Udinì è stato realizzato incidendo l’illustrazione su linoleum e stampandola con un torchio tipografico. Le successive sono state disegnate a computer. Una delle possibili evoluzioni di queste grafiche è che possano diventare dei supporti fisici (es. stampate su vinile) o parte di una linea di merchandise. Chissà!  Ultima nota: abbiamo appurato che se una persona riesce a pronunciare “fenachistoscopio” correttamente al primo colpo, ha un quoziente intellettivo superiore alla media.

Le immagini delle copertine nascono dai testi degli artisti o più dalla loro musica? Come funziona questo processo creativo?

Irene:

Eh il processo creativo, che splendida parola. Dunque, si sa che un’idea può venire così, all’improvviso, e in 10 minuti si ha tutto chiaro in mente e ci si mette a produrre. Altre volte è una strada tortuosa fatta di tentativi, bozze stracciate e grandi sfregamenti di meningi. Detto questo, ogni creativo ha i suoi step e la sua routine per districare la matassa creativa che ciascuno ha in mente. 

Per il progetto Udinì parto sempre ascoltando i brani dell’artista in questione, cercando di non farmi influenzare da nulla che non sia la sua musica. Se ci sono, leggo i testi delle canzoni e mi faccio strada nell’immaginare i loro mondi. Devo ammettere che le parole stimolano molto la mia fantasia. Fatto ciò passo comunque in rassegna tutto quello che l’artista ha come immaginario (grafiche, copertine di dischi, ecc.), per capire un po’ meglio il suo stile e conoscerlo/la meglio. 

Una volta definito a grandi linee il soggetto e (in questo caso) cosa andrà a fare l’animazione, mi metto all’opera. Ultimamente disegno su tablet e poi monto le immagini a computer. Quello che trovo interessante è che, il più delle volte, gli elementi emergono in corso d’opera. Disegnando si aprono mille strade di fronte a me. C’è chi le ha già belle chiare in mente prima di mettersi a creare e chi, come me, le vede man mano che si dispiegano sul foglio. Inoltre con questa tecnica, più che con altre, solo una volta messa in movimento la grafica, vengono in mente altri dettagli. Credo sia quello che accade anche nella creazione di un brano. Una nota dopo l’altra. Insomma, un processo lungo e forse controintuitivo rispetto a tutte le tecnologie di animazione che abbiamo a disposizione oggi, ma che trovo estremamente affascinante e mi permette di ritornare in un certo senso alla concretezza di un’immagine in movimento.

Quali sono gli scenari futuri che immaginate o desiderate per Udinì?

Cristiano: A costo di sembrare megalomane la sparo grossa, tanto sognare non costa nulla, mi piacerebbe molto portare il format ad una dimensione europea. Me lo immagino itinerante, capace di intercettare le migliori offerte artistiche presenti nel vecchio continente e le aziende più pazze e divertenti del mercato!

Irene: Personalmente mi piacerebbe che il format, oltre che raccontare ambienti esteticamente accattivanti come appunto locali in centro a milano o la splendida location del Muse di Trento, potesse entrare e vivere gli spazi delle aziende meno esposte al pubblico. L’idea di portare i live all’interno di una catena di montaggio o nel magazzino di stoccaggio di un’azienda potrebbe essere, a mio avviso, una splendida occasione per un brand di raccontare la propria realtà e il proprio lavoro.

Corrado: Il mio sogno invece è un po’ più con i piedi per terra. Io spero che il prima possibile il format possa esprimersi proprio per come è stato concepito: un vero e proprio live! L’idea infatti è quella di permettere alle aziende che decidono di avvicinarsi al format di poter invitare un target specifico al live, facendoli diventare parte dello show.

A questo punto, non ci resta di ricordarvi i nostri canali ufficiali e di invitarvi a guardare e ascoltare tutti i live della prima stagione, in attesa della seconda!

Sito web: www.udini.it

YouTube: www.youtube.com/channel/UCqmd472mWQKx5GhtBIyIvEg

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