Best Campaign 2021 – Secondo Tempo

I Brand ridefiniscono il proprio ruolo. La presa di coscienza del pubblico e la crescente sensibilità nei confronti di tematiche politiche e sociali ha spinto i brand a volgere con decisione verso un approccio non più orientato solamente ai profitti. Il 68% dei consumatori (dati Edelman Trust Barometer 2021) ritiene infatti di poter costringere le aziende a cambiare e si aspetta che i dirigenti prendano posizioni pubbliche riguardo le tematiche di maggior interesse sociale. Trovare ed esprimere il proprio “scopo” si è trasformato per i brand da una semplice dichiarazione di intenti a una vera e propria esigenza strategica. A prescindere dal settore di attività i consumatori percepiscono in modo importantissimo la qualità e la politica dei prezzi di un marchio (86% lo cita almeno una volta nell’indagine) mentre un terzo dei consumatori Millennials individua nella sostenibilità il criterio principale per l’acquisto dei prodotti. Fiducia e impegno sono le costanti più ricercate dai pubblici a livello globale. VERSO UN MARKETING PIÙ INCLUSIVO La strada è ancora certamente lunga, ma molto è stato fatto in questa direzione. In passato la diversità è stata percepita come una nicchia di mercato, sia dai marchi che dalle media company, oggi la direzione è completamente diversa. I consumatori si aspettano che i marchi mantengano le loro promesse in termini di inclusione con azioni concrete che vadano oltre gli slogan. Ma c’è di più il vero nodo emerso dalle community online sta nella capacità dei marchi di elaborare un linguaggio personalizzato nella messaggistica come nel resto delle piattaforme. Ogni persona che si identifica in un gruppo diversificato (per età, orientamento, abilità) si aspetta di ricevere un messaggio rivolto a lui, che conosca il suo mondo e le sue esigenze. A supporto di queste tendenze ci sono ovviamente i numeri, su tutti un sondaggio di Gallup International ha fatto emergere che la comunità LGBTQ+ ad esempio è aumentata dal 3,5% del 2012 al 5,6% nel 2020, e include uno su sei tra la generazione Z (dai 16 ai 26 anni nel 2021), mentre il 15% della popolazione mondiale vive con almeno una disabilità. COSTRUIRE L’HYBRID EXPERIENCE Metodologia e sensibilità creativa incentrata sull’essere umano, sopra ogni cosa, a prescindere dall’ambiente in cui si manifesta, sia esso digitale o reale. Quando si parla del recente periodo pensiamo tutti all’esplosione del delivery e dell’e-commerce in risposta alle nuove esigenze portate dalla pandemia. Tuttavia ad essere interessante non è il metodo di acquisto quanto l’esperienza integrata tra i due ambienti, il modo in cui le attività di content marketing ad esempio siano in grado di riflettersi nel mondo fisico e viceversa. Le parole chiave per lo sviluppo ibrido sono:  personalizzazione, innovazione, connessione con il cliente, inclusione. Altrettanto evidente è che ancora una volta sono le nuove generazioni a vincere le resistenze e utilizzare nuovi canali e strumenti come: assistenti vocali, realtà virtuale e acquisti sugli store incorporati nei social media. Anche qui la capacità di integrazione tra questi strumenti e lo storytelling diventa l’elemento vincente per i brand. L’altra componente ad essere fortemente soggetta a rapidi cambiamenti è la progettazione della user experience. Attraverso AI e smartshop con un grado di apprendimento sempre più preciso si può restituire una raccomandazioni o consigli all’acquisto su profili mirati, recuperare feedback in modo coinvolgente o diretto capendo il livello di soddisfazione reale, e fidelizzare meglio i clienti con strategie di ritorno più efficaci. Anche gli eventi reali non torneranno ad essere più li stessi. Aver sperimentato nuovi metodi di partecipazione e interazione porta con sé una maggiore conoscenza delle tecnologie e sul piano creativo offre l’opportunità di sviluppare strategie e applicazioni per un maggior coinvolgimento del pubblico. App e Microchip NFC incorporati permettono ad esempio di votare o esprimere un’opinione, gli stessi dati potranno essere utilizzati dagli organizzatori di uno show o di un meeting per modellare la programmazione in tempo reale, raccogliere dati per analisi avanzate come il tempo di permanenza, scambi i contatti, implementare la Gamification, raccogliere lead, aggiungere o alterare i contenuti multimediali. CREARE PERCORSI PERSONALIZZATI Che sia in presenza o digitale, la partecipazione ad un evento è ormai una questione di connessione personale tra brand e individuo. La frase da segnare in questo caso è Dynamic Registration Flows, ovvero prevedere la possibilità di coinvolgere il pubblico sin dal momento della registrazione ad un evento. In che modo? Semplice, aggiungendo la possibilità di personalizzare il proprio percorso, generando ad esempio una scaletta personalizzata degli eventi in base agli interessi, organizzando appuntamento one to one in base alle disponibilità dei buyers all’interno di in una fiera e ovviamente modellando i messaggi (e tutte le comunicazioni) con contenuti originali e dedicati come conferme di ricezione mail, controllo dell’agenda e notifiche di inizio di un evento. LIBERARSI DELL’ALGORITMO Un altro dato certo è la crescente antipatia e intolleranza del pubblico verso i feed di contenuti generati dagli algoritmi social. Balletti, culto del corpo, meme sono alcuni elementi di questo nutrito bestiario. Il trend attuale è il raggiungimento di una maggiore consapevolezza, l’ambiente social finalmente è in grado di scherzare su se stesso ed ha acquisito un livello critico maggiore. Il mainstream si è spostato verso gli artisti digitali, i creator e autori in particolare comici con una conseguente saturazione dell’offerta. Le persone stanno cercando di sfuggire alla sollecitazione continua e monotematica e monoculturale proposta dai feed e si stanno costruendo la loro identità, ad esempio seguendo pagine politiche e sociali con maggior frequenza e selezionando quelle legate all’intrattenimento. La sensazione generale è tuttavia che la creatività, specie quella di origine collaborativa, ne stia beneficiando e che l’era delle instagram-face stia volgendo al termine.  METAVERSO E L’ORO DIGITALE Nel maggio 2021, Gucci ha venduto una borsa virtuale all’interno di un evento esclusivo della piattaforma di gioco collaborativo Roblox per 350.000 Robux (circa 4.115 dollari). Questo segna l’ennesimo progresso nella comprensione del pubblico del valore economico dei contenuti digitali. Fa inoltre riflettere che l’oggetto venduto da Gucci non fosse un NFT ma un oggetto di gioco utilizzabile unicamente solo all’interno del videogame.   I brand hanno iniziato a posizionarsi all’interno degli ambienti virtuali

Best Campaign 2021 – Primo Tempo

LE TENDENZE DEL MARKETING GLOBALE 2021, LE MIGLIORI CAMPAGNE E COMING SOON TRENDS PIÙ ATTESI PER IL 2022. L’anno appena concluso è stato un’anno “rapidus”, a riconferma della velocità e della ferocia con cui i mercati, le audience e le media companies sono ormai in grado di reagire alle sollecitazioni esterne. Con la pandemia ancora in circolo a livello globale, le cronache e le contrapposizioni sociali, i nuovi movimenti politici post-elezioni USA i brand e i media non sono certo stati a guardare.  Nel nostro piccolo abbiamo dovuto riadattare i nostri comportamenti sull’alternanza delle nuove regole, a casa come al lavoro. Spostarsi in città, andare a teatro, assistere ad un concerto, prenotare un viaggio, giocare, tutto questo ha influenzato le nostre scelte nel mondo reale e il nostro modo di rapportarci al digitale. Mai come prima abbiamo visto le due cose sovrapporsi e coesistere in modo organico. Metaverso, Realtà Aumentata e Immersiva, Blockchain sono solo alcune delle parole “mainstream” di questo 2021. Ecco allora una sintesi di cosa è accaduto nel mondo della pubblicità e del marketing e uno sguardo verso i nuovi scenari a cui stiamo andando incontro negli ambienti digital come nel mondo reale. EDUTAINMENT & E-LEARNING Durante tutto l’anno l’apprendimento ha mantenuto a lungo un ruolo da protagonista su piattaforme come Reddit e YouTube. Il 74% dei Gen Zers (dati wearesocial) a livello globale ha usato i social media per imparare e potenziare le proprie abilità e soft skills, che è più di qualsiasi gruppo di età superiore. I social, che ci piaccia o no, stanno dunque erodendo ad altre piattaforme dedicate il ruolo di leader anche nel settore educativo. L’apprendimento informale attraverso i feed può diventare un nuovo strumento educativo di cui tener assolutamente conto in fase progettuale. Tuttavia i social mostrano ancora molti limiti dovuti alla reputazione e alla mancanza di un controllo, così il consenso dell’establishment della formazione non è ancora a buoni livelli. L’ambiente digitale è stato ampiamente esplorato anche per i viaggi di apprendimento, e la mobilità internazionale, Le esperienze degli studenti non vengono spesso raccontate sui social in modo efficace, ma è lì che avvengono invece le azioni di marketing più interessanti in termini di recruiting. Ma quali sono le competenze più ricercate dal pubblico? Su tutte, udite udite, l’alfabetizzazione finanziaria, complice la moda dell’NFT con cui si stanno muovendo le masse (vedi display pubblicitari nelle partite di Serie A). Si passa poi alle skills linguistiche colloquiali e agli sleng, insomma le cose che non si imparano certo nelle lezioni ordinarie. Per quanto riguarda l’offerta d’intrattenimento si può affermare che il genere vincitore indiscusso è proprio quello dell’edutainment, anche le modalità della narrazione infatti intervengono in questo processo di cambiamento e sono sempre più orientate allo storytelling. Un esempio davvero molto rappresentativo è la serie dedicata all’attivista Sophie Scholl, dove sul canale instagram “IchBinSophieScholl” si racconta la sua storia come se fosse una ventenne di oggi. La serie web, è narrata con uno storytelling immersivo su instagram. La protagonista, interpretata da Luna Wedler, si ritrae con lo smartphone come se fosse una blogger ventenne, facendo rivivere al pubblico le emozioni del periodo più travagliato della sua vita LE PIATTAFORME E I FORMATI LONG-FORM Tra i nuovi bisogni riscontrati nei comportamenti dei pubblici c’è stato sicuramente quello di colmare il gap culturale. Come accennavamo la corsa alle elezioni negli USA come in Europa, i drammatici eventi legati alla morte di Floyd e le conseguenti rivolte e il movimento Black Lives Matter che ne è nato e il Covid stesso hanno spinto le persone a informarsi maggiormente. Questo ha portato ad una crescita esponenziale della durata dei contenuti e spinto le piattaforme social (da Twitter a Instagram) a riadattare i propri wireframe per supportare i formati long-form.  La conoscenza è potere, e i social stanno dotando i marchi degli strumenti per potenziare il loro pubblico. SEMPLICITÀ “VIBES” E SENTIMENTI “NOSTALGICI” Gen Zers e Millennials, cambia la musica e l’estetica ma non i meccanismi alla base del riconoscimento generazionale. In sostanza, chi più chi meno, è affetto da una sorta di “nostalgia visuale”, uno stato d’animo che partendo dalle memorie dell’infanzia e dell’adolescenza si autoalimenta fino al presente, lo viviamo quotidianamente e ancor più nei periodi di festa come nella scelta delle playlist o in quella dei blockbuster movie di Natale.  Le nuove generazioni, anche quelle native digitali, non sono da meno ecco allora proliferare una serie di nuovi contenuti “VIBES” orientati al sentimento, una risposta al mainstream commerciale. L’estetica di questo tipo di contenuti è molto interessante, spaziano tra cinema, moda, arte, cultura pop, ci si ritrovano pezzi di vaporwave e ps-one fino a includere l’essenzialità delle prime piattaforme blog come MySpace con meno inserzioni targettizzate e più interazioni interpersonali. Lo sanno bene i brand e lo sanno bene le streaming companies, la nostalgia ma ancor di più la componente emotiva paga sempre, mentre l’interattività può aumentare il grado di coinvolgimento e la durata di fruizione dei contenuti.  A districarsi in questo mare ci sono però anche i creators di tutto il mondo, chiamati a lavorare molto meno sulla loro autenticità o personalità ma al contrario a saper intercettare e coltivare gli stati d’animo e i sentimenti del pubblico mettendoli in relazione con l’estetica. Facile no? PAESAGGI SONORI – IL RUOLO DELL’AUDIO C’è un altro elemento in questo 2021 che merita di essere approfondito, il modo di utilizzare e fruire del sonoro.  Se da una parte l’alternanza dei lockdown ha spinto incredibilmente il consumo nei settori dell’outdoor (trekking, bike, local tour) e della tecnologia specialmente nell’home entertainment (smart tv, assistenti domestici,  casse bluetooth, ecc) la vera tendenza è legata alla modalità di consumo dei contenuti on-device.  Roba da analisti nerd ma non solo. Gli ambienti social sono sempre più un’esperienza “sound-on” per gli utenti. E se il nostro vicino di posto in metro ci fa incazzare (giustamente) perché tiene il video dei gattini che ballano a tutto volume è un dato di fatto che un terzo dei 18-34enni (dati wearesocial) a livello globale usa il social con l’audio

best christmas music show

Tutto ciò che voglio sotto l’albero è… MUSIC SHOW Le Nuove uscite di Natale, preparate il divano! State ancora smaltendo i banchetti natalizi sul divano e avete divorato intere Serie Tv stabilendo nuovi primati personali? La verità è che qui non siete soli, ma certamente in buona compagnia. Come ogni anno le festività sono il momento migliore per “aggiornarsi” e “scoprire” la musica per il piccolo schermo. Live show, speciali di Natale, documentari, musical, per chi ama la musica, il cinema e la TV in ogni sua declinazione non c’è periodo dell’anno migliore! Scopriamo assieme le migliori uscite!   Happier Than Ever A Love Letter To Los Angeles Billie Eilish Il primo show su cui ci siamo imbattuti, riguarda il fenomeno e astro nascente, si fa per dire, del pop internazionale Billie Elish. Già vincitrice di un Grammy Award nella categoria Record of the Year per il brano Everything I Wanted la cantante statunitense ha presentato lo scorso settembre su Disney+ la sua opera cine-televisiva Happier Than Ever A Love Letter To Los Angeles. A cinematic concert experience, un sottotitolo ambizioso che ha generato non poche aspettative. http://www.youtube.com/embed/RKWQ2Pce74k In realtà non è stata l’unica cosa ad aver averci attratto, la produzione audiovisiva infatti contiene due nomi di spessore, il primo è Patrick Osborne già premio oscar con Winston (miglior corto d’animazione), e il secondo niente di meno che Robert Rodriguez, già proprio lui. Regista, Autore, Produttore, Montatore tra i più prolifici e talentuosi ma per molti ancora quello che ha lavorato con Tarantino. Ad ogni modo il regista Rodriquez (che si ispira apertamente a Carpenter e per questo lo amiamo in modo sconfinato) ha firmato opere come Sin City, Planet Terror, Dal tramonto all’Alba, sempre sospeso tra horror e action, tra splatter grottesco e commedia. Un estetica e una narrativa molto precisa, cosa centra quindi con Billie Eilish? Ma soprattutto adesso l’hype è altissimo (almeno per quel che riguarda la regia). Partendo dai presupposti diciamo subito che le aspettative, quantomeno della portata dell’operazione, sono più che rispettate. Le immagini dello show registrate nell’iconico Hollywood Bowl ben confezionate, fluide e perfette come le migliori produzioni hollywoodiane sanno fare, si alternano a momenti narrativi lasciati alle lucide animazioni di Osborne. Nelle parti dedicate al live acting invece lo stage si svuota e si riempie con un ritmo ben ponderato, si alternano uno dopo l’altro brani che ci permettono di avvicinarci all’artista con intimità e altri in cui si ostenta tutta la potenza e la carica della Los Angeles Philharmonic Orchestra diretta da Gustavo Adolfo Dudamel Ramírez. Dal punto di vista della regia e del montaggio nulla da eccepire, uno show nel complesso confezionato a regola d’arte e che soffre solo in alcuni momenti della mancanza di una regia televisiva pura, mostrando i limiti ad esempio dovuti dall’utilizzo di una sola macchina da presa principale (e di qualche unità aggiuntiva). I tagli in montaggio in questo modo non consentono grandi peripezie, manca il ritmo del live show broadcast, il senso musicale del live broadcast in cui si sottolineano gli attacchi e le strofe, in cui ci si sofferma sul dettaglio, tutto ciò a vantaggio tuttavia della pulizia della scena che appare volutamente sempre perfetta, cinematografica appunto. Insomma nulla da eccepire come prodotto, ma da Rodriquez visto quello che sa fare onestamente ci si aspetta più coraggio. Moby Doc moby Il secondo film che ci siamo regalati, come si evince dal titolo è un documentario monografico dedicato al talentuoso, sempre verde e sempre veggy artista Newyorkese. Su Richard Melville Hall in arte Moby è stato scritto e detto ampiamente, conosciamo le sue battaglie sociali e personali, i suoi trascorsi con le dipendenze hanno riempito riviste e blog di ogni sorta. Quello che emerge in questa opera monografica è invece la sua ostinata ricerca del senso della vita (o della filosofia del successo) per dirla alla Monty Python nel cercare di costruire ipotesi sul significato della vita. Gli espedienti usati dal regista e autore Rob Gordon Bralver sono molteplici, si passa infatti dall’archivio alla messa in scena parodistica e grottesca, dalle animazioni punk al racconto in terza persona tramite l’uso di illusioni analogiche in stile nineteen di chiara matrice gondriana, fino alle scene oniriche (omaggio o ispirazioni dell’amico David Lynch presente in video come intervistato e voce narrante). http://www.youtube.com/embed/74ob6IuShpQ Anche in questo secondo caso abbiamo assistito a un’opera di alto livello, una monografia intima e ricercata, ecco fin troppo. L’impressione che le sovrastrutture narrative abbiano appesantito e ostacolato il contenuto “drammatico” e intimo del personaggio reale e del vero soggetto, la vita Richard Melville Hall. Sicuramente parliamo di una persona dalla grande ironia che ha saputo scherzare e forse esorcizzare grazie al grottesco i propri fantasmi. Un raggio laser che attraversa il deserto di Los Angeles, un il fuoco d’artificio sopra il palco di rave techno che, parafransando De Filippo, “illumina la commedia della vita che sta per nascere dal buio”. Da vedere e ballare senza neanche pensarci su un istante. LCD SOUNDSYSTEM HOLYDAY SPECIAL LCD SOUNDSYSTEM C’è special e special, e quello prodotto da Amazon Prime per gli inossidabili LCD Soundsystem è forse uno dei migliori prodotti audiovisivi d’intrattenimento musicale di questo Natale. Nonostante lo show non nasca come un’operazione programmata, ma come risposta alla cancellazione della band di tre spettacoli previsti a New York proprio a Natale 2021 causa covid-19, il risultato è davvero eccellente! Un format Live semplice e ben confezionato, esecuzione dei brani, scaletta, scenografia in coerenza con lo stile della band, tutto semplice ma a stupire e far sorridere sono le parti storytelling inserite in apertura e tra un brano e l’altro. http://www.youtube.com/embed/ZJp85tWDtRg Lo show Holiday Special infatti riproduce il mood di una sitcom anni ’90 (a proposito delle tecniche di nostalgia di cui abbiamo spesso parlato) e nel farlo coinvolge diversi attori, tra cui loro Macaulay Culkin (il protagonista di Mamma ho perso l’aereo), Aparna Nancherla, Jon Daly, Christine Ko, che interpretano i membri degli LCD Soundsytem. La scelta della parodia per quanto già ampiamente sfruttata funziona sempre, distende e diluisce il brodo dello spettacolo rassicurandoci

Udinì: La prima stagione Episodio per episodio

Curiosità e retroscena: Tutto quello che gli spettatori non hanno visto!
Che cosa significa realmente realizzare una webserie dedicata alla musica non è facile da spiegare se non ci si è mai trovati in mezzo! La tendenza è quella di dire “hey, un format è un format… uno standard che si ripete n-volte”. Purtroppo o per fortuna non è sempre così! Le difficoltà, gli imprevisti, gli incastri e il timing sono differenti ogni volta. Proviamo allora a ripercorrere, episodio per episodio, la produzione di questa prima stagione.

It Sounds Good! Come suona il tuo brand?

It sounds good! – Valorizzare il Marketing attraverso la musica Le aziende di tutto il mondo si trovano, oggi più che mai, coinvolte in una continua e costante lotta al “riconoscimento” dei propri prodotti/servizi e, più in generale, della propria identità. La finalità è ovvia e, aggiungeremmo, invariata da sempre: surclassare i competitor, massimizzare i ricavi. Lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie, prestate puramente alla comunicazione, ha però reso lo scenario competitivo ancora più impervio: oggi, distinguersi nel marasma delle informazioni e dei contenuti (soprattutto digitali) è diventato tanto prioritario, quanto complesso! Non è più sufficiente concepire e realizzare contenuti di alta qualità (quando si hanno intuito, capacità e competenze) ma è necessario affiancare gli stessi a strategie comunicative e distributive che tengano in considerazione le sfumature caratteristiche del target di riferimento che si desidera raggiungere. La scelta dei mezzi per veicolare i propri messaggi si fa quindi strategica e, fra le differenti possibilità, riconosciamo nel linguaggio musicale un potentissimo mezzo di comunicazione. L’effetto moltiplicatore che la musica offre al marketing è evidente e riconosciuto ormai da molti anni. Un famoso esempio di adattamento musicale per scopi pubblicitari, anche se non tutti ne sono consapevoli, lo troviamo in Italia: la celebre “Funiculì Funiculà”. Scritta da Peppino Turco e musicata da Luigi Denza nel 1880 ( nasce con l’intento di raccontare ai napoletani e a tutti i turisti i vantaggi della funicolare del Vesuvio, innovativo mezzo di trasporto introdotto nel 1879, che garantiva una comoda e sicura salita sul vulcano permettendo di ammirare il panorama. Un altro esempio, questa volta oltre oceano nella Minneapolis del 1926, è il jingle radiofonico “Have You Tried Wheaties?” commissionato dalla Wheaties, che conquistò tutto il continente e riuscì a salvare l’azienda che si trovava sull’orlo del fallimento. A seguito di diversi studi, si è stabilito che gli aspetti relazionali della musica sono in grado aiutare un brand a influenzare l’atteggiamento e lo stato d’animo di chi l’ascolta, predisponendo l’audience nell’accogliere uno specifico messaggio. Infatti, la musica viene considerata come uno strumento relazionale a tutti gli effetti, con un potenziale importante di impatto sui coinvolgimenti emotivi che essa provoca, la sua capacità di facilitare e aumentare la comprensione dei messaggi e ancora la capacità di rafforzare e motivare ad esprimere determinate opinioni e prese di posizione. Ricollegandoci dagli esempi citati precedentemente vediamo in che modo, negli anni, la musica è entrata a far parte del DNA aziendale, affermandosi quale potente veicolo per la disseminazione di messaggi commerciali: Sound Branding Insieme di note che in genere varia dai 3 ai 5 secondi e che accompagna (non si sovrappone) i messaggi vocali o visuali del brand. Viene impiegato in diversi supporti e prodotti (avviamento delle APP, annunci tv e radio, contenuti digital nei social media, ecc.) e si manifesta sotto forma di breve melodia, riff, effetto sonoro o campionamento (sample). Il sound branding è parte integrante dell’identità del marchio. Alcuni esempi famosi sono: McDonalds – https://www.youtube.com/watch?v=_Iyxk462-CU Intel – https://www.youtube.com/watch?v=-ihRPi4wcBY MGM Lion – https://www.youtube.com/watch?v=DhNMHcRSNdo Jingle Breve motivo musicale che accompagna uno spot pubblicitario trasmesso attraverso i canali di comunicazione di massa. Nella creazione del Jingle si cerca di adottare melodie allegre, dai toni alti, con una linea melodica semplice per essere facilmente memorizzata ed associata al messaggio che si ascolta. In questo caso il jingle viene utilizzato proprio per costringere (subdolamente) il cervello a memorizzare il suono con il messaggio commerciale. La qualità del jingle, da un punto di vista puramente artistico è sempre molto bassa: Fruit Joy – https://www.youtube.com/watch?v=Irv9lLew0BE Coca Cola – https://www.youtube.com/watch?v=oyjhm Pompea – https://www.youtube.com/watch?v=ceF8oxVKQ-U Brano per Spot Pubblicitario Vero e proprio brano musicale (originale o cover), più o meno conosciuto, che viene adattato alla commercializzazione di un prodotto/servizio attraverso uno spot pubblicitario. In questo caso, il brano svolge la funzione di stimolare l’emotività dell’audience attraverso i suoi caratteri di melodia, testo, velocità (bpm) e tonalità: Pepsi – https://www.youtube.com/watch?v=W7jkygJ_QNo  iPod – https://www.youtube.com/watch?v=Dqjpyf7ttqQ Musica (Radio) in store L’impiego di stazioni radio a circuito chiuso o playlist all’interno degli store o punti vendita, con l’intento di veicolare i valori del proprio brand, rendere più piacevole la permanenza nei locali e stimolare gli acquisti, evitando allo stesso tempo di  veicolare messaggi di concorrenti o di altre attività commerciali (evitando le emittenti radio comuni). Questa tecnica, non solo è in grado di aumentare la percezione del brand da parte dei consumatori ma altrettanto viene associata alla capacità di aumentare la produttività del personale e aumentare le vendite (uno studio dell’università Bocconi ha dimostrato che l’aumento delle vendite oscilla tra il 2% e il 10%): Nel campo della GDO e della moda ci sono molteplici esempi da molto tempo Nel mondo del Fashion e via via sempre più in tutti i settori di vendita diretta Customized Radio Come evoluzione della musica in store, a seguito della larga diffusione di internet e dei portali di e-commerce, siti web e blog, nasce la customized radio, un canale radio corporate dal quale trasmettere il proprio sound e inserire messaggi pubblicitari, podcast e approfondimenti legati legati al proprio brand. Ne è un esempio Intesa Sanpaolo on Air, https://group.intesasanpaolo.com/it/sezione-editoriale/intesa-sanpaolo-on-air. Se si osserva bene, in ognuna delle tecniche sviluppate per potenziare il marketing la musica svolge un un ruolo secondario (anche se di vitale importanza per il successo del brand). Alla musica non viene dato il “palcoscenico”, giocando quindi una partita incentrata sempre e comunque sul brand o sui prodotti/servizi. Con il diffondersi dei mezzi di comunicazione e dei contenuti audio-video il mondo del marketing si è accorto che non era più sufficiente farsi notare ed informare sul prodotto ma che, al contrario, si trovava di fronte sempre di più ad un pubblico piuttosto che a dei consumatori. La parola che emerge prepotentemente da questa riflessione è Intrattenimento. In questo nuovo paradigma, l’importanza del prodotto passa in secondo piano, lasciando il centro della scena ai contenuti. Culturali e artistici, divulgativi, trash e non sense… indipendentemente dallo stile, il contenuto diventa sempre più centro del nuovo modo di fare marketing. Ed in questo nuovo ruolo il contenuto (che

Turismo e Marketing Territoriale: I trend del 2021

un approfondimento sulle strategie globali ed europee riguardo le campagne di promozione territoriale per il rilancio dei settori del turismo e dei viaggi. Lo scorso anno abbiamo vissuto, osservato (e talvolta subito) grandi cambiamenti riguardanti le abitudini e le preferenze da parte dei consumatori. In tutte le attività ogni singolo brand ha dovuto rivedere la propria strategia di comunicazione e vendita. Tra questi, i più colpiti sono stati certamente i brand e le istituzioni del comparto turistico. Nessuno avrebbe potuto in effetti immaginare quanto è accaduto e sta ancora avvenendo. Basti solo pensare all’aumento dell’utilizzo della tecnologia del QR Code per l’accesso agli eventi o dei camerini in VR per gli store.  Quello che ci stiamo chiedendo come agenzia è in che modo è cambiato il modo di comunicare il prodotto turismo e territorio? Quali sono le strategie che si stanno delineando? in che modo sostenere il settore progettando campagne in grado di interpretare i sentimenti del pubblico? Per rispondere a queste domande abbiamo selezionato e analizzato alcune campagne di brand/istituzioni che dal nostro punto di vista hanno saputo meglio adattarsi al contesto presente dettato dal Covid-19. Per prima cosa abbiamo voluto considerare l’approccio metodologico: come accennato, la pandemia ha cambiato il modo in cui le persone fanno praticamente tutto e ovviamente anche il modo in cui interagiscono con i brand. Osservando queste campagne emergono dei punti molto importanti che una buona progettazione dovrebbe sempre tenere a mente. 1. Intercettare le tendenze dei consumatori e dove possibile di anticiparle Gli strumenti a nostra disposizione per questo scopo sono molteplici e spesso si basano sull’approccio Data Driven (Hashtag, Google Trends, ecc) tuttavia è ancora essenziale riuscire a creare un contatto diretto con le persone per la raccolta di tali informazioni, frequentando e presenziando i luoghi fisici e digitali in cui si discute o ci si incontra. L’approccio esperienziale può essere determinante. 2. Impostare una strategia reattiva Come accade in natura per alcune specie la velocità nell’adattarsi a nuove situazioni può fare la differenza tra la vita e la morte. Così come un trend può cambiare direzione in poche ore, dobbiamo essere in grado di utilizzare al meglio tutti i canali a nostra disposizione, fare scelte antipatiche come annullare un evento, o coraggiose come modificare una call to action trasferendola su un altro canale. 3. Coinvolgere i media partner La progettazione della disseminazione di una campagna è un altro aspetto molto importante, non solo per l’ottimizzazione dei budget ma per i rapporti e le relazioni che si possono innescare tra i brand e il pubblico. Individuare media partner ed editori che hanno interessi comuni può facilitare questo processo e garantire alla campagna una durata ed un’efficacia maggiore. 4. Ascoltare le emozioni: Il concetto di evasione Infine, il punto secondo noi più importante di questi tempi. L’ escapologia vince sempre. Anche se è indiscusso che i servizi di streaming stanno vivendo una vera e propria età dell’oro è altrettanto vero che gli stessi utenti/consumatori di questi servizi, che di fatto sono una forma di evasione, hanno sempre più voglia di essere coinvolti in delle esperienze reali. E’ qui che bisogna concentrarsi nel capire in che modo (con tutte le garanzie di sicurezza) poter coinvolgere le persone e chiedersi: “di cosa hanno bisogno adesso?” Entriamo nel vivo e andiamo ad osservare alcune delle campagne che hanno meglio funzionato e che sono state attivate in Italia, in europa e oltreoceano! COLORADO STAYCATION CAMPAIGN Il primo esempio riguarda il Colorado Tourism Office in collaborazione con la loro agenzia media MMGY. Invece di pensare a cosa non si può fare hanno cercato di concentrarsi sul concetto di “cambiamento” e sulla necessità di connettersi con la popolazione locale incoraggiando quindi il turismo di prossimità. La parola chiave è diventata quindi “staycation” ovvero le vacanze vicino casa ( da “stay” restare + “vacation” vacanza), riscoprire il proprio territorio e pianificare avventure e gite divertenti nel raggio di pochi chilometri e magari riuscendo a fare esperienze fuori dal comune.  Questo concetto, che in Italia conosciamo bene (pensiamo solo a “slow food”) ha aperto nuove possibilità narrative per le agenzie di tutto il mondo, offrendo inoltre la possibilità di includere altri valori alle campagne tradizionali quali la sostenibilità, il km0, e il wellness più in generale. SXM Media · Colorado Tourism Ad_2020 LET’S GO THERE Tutto questo accadeva già nel 2020. Ma nella seconda estate Covid-19 stiamo assistendo ad altre interessanti dinamiche. Come spesso ci sentiamo dire: “l’unione fa la forza!”, ed a quanto pare fuori dal confine nazionale ed Europeo c’è chi lo sa fare davvero bene! Rimanendo oltreoceano quest’anno abbiamo ad una campagna collettiva che riscrive molte regole. Più di 70 aziende hanno unito gli sforzi per un obiettivo comune, tornare a far viaggiare le persone. “Let’s Go There” è la nuova campagna nazionale della U.S. Travel Association realizzata dall’agenzia Dentsu Mcgarrybowen.  Il messaggio è oltremodo semplice: andiamo li, andiamo ovunque, basta che andiamo!  Al di là della retorica del “volemose bene”, la campagna coinvolge marchi del calibro di di Marriott, Disney, Delta e American Airlines, immaginiamo quindi il grado di complessità che queste semplici parole racchiudono.  Dietro l’invito a tornare a viaggiare e a pianificare avventure si cela un’altra urgenza, salvare un intero settore industriale (12,1 milioni di posti di lavoro a rischio secondo World Travel & Tourism Council). Per contrastare i pesanti licenziamenti, pur senza trasmettere un senso di pericolo e di ansia si è voluto far leva sull’appartenenza, sul patriottismo americano, per cui prenotare una vacanza diventa più importante del farla veramente, ciò che conta è rilanciare l’economia del settore. Gli spot sono stati programmati sui principali network broadcast NBC, ABC, CBS, ESPN e ovviamente Youtube e Hulu. Anche in questo caso l’elemento della “disseminazione” è divenuto letteralmente il fulcro della campagna. A più livelli è stato richiesto un coinvolgimento proattivo, al pubblico/destinatario come a tutte le realtà coinvolte.  Condividere e integrare i materiali della campagna (video, grafiche, ecc) sui canali di proprietà si potrà diffondere il messaggio e raggiungere il più alto numero di potenziali

Cosa impariamo dagli eventi digitali nel 2021?

Cosa abbiamo imparato dagli eventi digitali nel 2021? Lo scorso anno, il secondo dell’era Post-Covid abbiamo affrontato in più occasioni nel nostro blog il tema dello sviluppo di eventi “ibridi”. Potete anche approfondire l’argomento scaricando il nostro report. Ma cosa è cambiato da allora? Quali sono i formati e i format che hanno funzionato meglio? Quali tecnologie hanno favorito questo rapido progresso e quali si stanno per affermare nel mercato? Come i Brand possono utilizzare efficacemente questi strumenti? Cercheremo di rispondere a queste domande, per farlo facciamo un piccolo passo indietro andando ad analizzare cosa è accaduto nel 2020.  La prima impressione che abbiamo avuto è che sia stato un vero e proprio banco di prova, dove ciascun protagonista (Agenzie, Brand, Aziende tecnologiche, Network) ha cercato di imporre la propria visione o standard, qualcosa ha funzionato, qualcosa no. Un’altra constatazione è l’elevato numero di innovazioni tecniche che si sono susseguite in ambito software, pensiamo alle mille possibilità per la registrazione ad un evento, l’acquisto di un biglietto e la selezione di uno slot per una prenotazione. Una quantità davvero smisurata di varianti software, plug-in e integrazioni con tutte le principali piattaforme di gestione. Ma non tutto passa dalla tecnologia, a noi in particolare interessa il grado di interazione con il pubblico e la possibilità di far vivere anche in presenza un certo appuntamento. L’evoluzione degli eventi digitali si è così fortunatamente orientata verso la gratuità, come avviene per un evento tradizionale in piazza offerto da un brand, l’80% di queste manifestazioni non prevede un costo per lo spettatore. Ovviamente la barriera di ingresso apportata dal costo di un ticket ha fatto demordere i gli organizzatori da perseguire questa rotta.  Tuttavia la strategia di posizionamento nella vendita di un evento (e del suo contenuto) è questione più delicata e non necessariamente gli eventi a pagamento sono sempre più economici, dipende appunto dal modello adottato.  La strategia più diffusa in questo caso è stata quella della registrazione libera (free) con un consumo di contenuti accessibili liberamente pari ad un 80% mentre un 20% è stato lasciato con una sorta di formula “esclusiva” a pagamento.  Anche il prezzo medio dei acquisto di un evento digitale a pagamento (fiere, meeting, masterclass, ecc) è cresciuto rispetto ai 6 mesi precedenti (Dati Bizzaboo: da 378 dollari a 443 dollari), così come il tempo medio di consumo dei contenuti che ha superato ampiamente i 60 min per ogni sessione/intervento. Non dobbiamo farci ingannare però da questo ultimo dato che descrive solo parzialmente l’attitudine generale, il 58% delle sessioni/contenuti digitali è infatti stato ridotto in termini di durata.  Si consuma quindi un numero maggiore di contenuti ma della durata più piccola. Questa riduzione interviene anche in termini di volume dell’audience. L’evento digitale è infatti percepito come più intimo e caldo se la platea è in qualche misura ristretta, è come se ci si riconoscesse all’interno di un piccolo club esclusivo. Questo accade in tutti i campi: nello spettacolo, nell’arte, nella scienza, negli affari, ecc. In questo modo, rimanendo all’interno di un cerchio più piccolo, si favorisce l’interazione, è un dato assodato, provate a pensare a cosa succede quando qualcuno sul palco fa una domanda aperta al pubblico in un grande teatro, in quanti si sentirebbero confortevoli a dover rispondere di fronte ad una grande platea? Da luglio a dicembre, oltre la metà (58%) delle sessioni virtuali si basava ancora molto su un ambiente interattivo che permetteva ai partecipanti di andare “sul palco” e partecipare.  Osservando i dati divulgati sul consumo dei media online (BVA-Doxa, AgCOM, Google) che di riflesso dipinge anche i principali comportamenti/preferenze degli utenti si nota un incredibile balzo in avanti in termini di consumo dati rispetto all’anno precedente +34% in download e +35,9% in upload su rete fissa, mentre si arriva ad un +38,2% in download e 39,6% in upload su rete mobile, davvero notevole! Ma come vengono usati tutti questi dati? In Italia L’AGCOM prendendo in esame il comportamento degli utenti unici di diversi siti Internet e app ha riassunto che sono aumentati gli utenti di app/siti dedicati all’informazione generalista (+3,8%) e all’e-commerce (+4%), sono calati leggermente i consumi di informazione locale (-13,5%) costanti invece quelli legati all’intrattenimento. L’altro aspetto interessante, che riguarda più da vicino i Brand, è l’indice del tasso di conversione dei partecipanti agli eventi digitali (o virtuali). Chi ha saputo integrare al meglio le proprie strategia di vendita con attivazioni personalizzate posizionate all’interno dell’evento ha infatti visto crescere il tasso di conversione al 50%. Insomma uno su due dei partecipanti non solo è disposto all’acquisto e ha manifestato interesse, ma è passato ai fatti! Nel 2021 il comportamento del pubblico e degli utenti è cambiato molto quando si parla invece di networking, condivisione e impegno diretto. In questo caso si registra una flessione e una stanchezza nell’essere proattivi e probabilmente è l’aspetto che più di ogni altro in questo momento rappresenta la vera sfida per i brand. Anche il tempo di partecipazione agli eventi è sceso e si preferiscono di fatto eventi che durano una solo giornata o meglia una sessione singola. Le regole auree non sono quindi cambiate, per i Brand occorre rimanere concentrati sui contenuti, trovando quelli che sono più rilevanti per il proprio pubblico e rendendoli interessanti e coinvolgenti, invitando e promuovendo un tipo di partecipazione attiva!

Experiential: Best Of 2019

Lasciati ispirare da questa raccolta delle migliori campagne esperienziali e non convenzionali del 2019, attentamente selezionate da BRODO Studio!  Vivi questo viaggio tra idee e contenuti straordinari capaci di far vivere al cliente nuove modalità di fruire del prodotto e di immergersi nell’identità e nei valori di un brand. Curiosə? Goditi lo spettacolo!

Sport Brands: Marketing Trends

L’IMPORTANZA DEL BRAND ENGAGEMENT E LA CREAZIONE DI CONTENUTI EMOZIONALI. Il tema dominante riguardo le nuove rotte del marketing e della comunicazione si conferma essere quello legato alla creazione di contenuti esperienziali autentici. E’ proprio nella parola “autenticità”, spesso abusata, che risiede la chiave per una corretta lettura delle dinamiche decisionali di un brand. Ad avvalorare e sostenere questa tesi troviamo il Prof. Patrick Rishe direttore del Sports Business Program della Washington University in St. Louis che in un recente articolo su Forbes illustra ampiamente gli ultimi trend riguardo il brand engagement e la creazione di contenuti. Un’altra conferma arriva dal summit InterSport2019 ospitato dal Sport Business Journal dove altrettanti illustri relatori hanno confermato, senza alcun dubbio, l’importanza che questo tema ha per tutti i professionisti del settore. In sintesi dalla conferenza è emerso che i marketer devono creare contenuti (convenzionali e non) che toccano emotivamente le persone. Il fine è di stringere un rapporto più stretto tra brand e consumatori, aumentando così il loro intento di acquisto. L’impegno di un marchio (e di un buon Brand Manager) deve concentrarsi sulla creazione di contenuti, sempre con coraggio, usare ad esempio un tono aspirazionale e propositivo in uno spot può essere percepito più positivamente dai consumatori, inoltre, le attivazioni sul posto come quelle di una campagna esperienziale devono essere sempre presenti in una campagna. Ovviamente si è parlato anche di metriche e di analisi e di come alcune di queste, (es. Impressioni) dovrebbero essere meno considerate. Non è importante quante volte è apparso un messaggio, ma quanto questo sia capace di rimanere nella memoria del pubblico, in altre parole quanto sia stato ascoltato. PRIMA SORRIDI, POI CONTA. SIAMO NEL BUSINESS DELLA GIOIA. Jonnie Cahill Chief Marketing Officer, Heineken USA Cahill ha riaffermato che occorre porre l’importanza della connessione emotiva al di sopra dello stretto rigore analitico. Tra le campagne mostrate al summit ne abbiamo scelte due che secondo noi si sono maggiormente distinte nel contesto del Marketing Sportivo, per la loro capacità di raccontare storie in maniera organica e autentica, una chiave importante per il successo e la credibilità di un marchio, vi riportiamo: THE VERIZON: “ALL OUR THANKS” CAMPAIGN, tra gli spot più commoventi del Super Bowl di quest’anno. L’uso dei Testimonials NBA della BIOFREEZE nella campagna “My Secret Weapon”, il concetto di dolore viene ribaltato  in modo aspirazionale e si mostra al pubblico le grandi risultati fisici che si possono ottenere con una buona medicazione. THE VERIZON: “ALL OUR THANKS” CAMPAIGN BIOFREEZE “My Secret Weapon” Campaign